L'Associazione
Reciprocità nasce
nel 1998 grazie ad alcuni membri del Movimento
Umanista, con l'obiettivo di sviluppare campagne di appoggio
umano in paesi poveri. In Italia siamo presenti a Roma e Napoli.
Attualmente stiamo sviluppando i nostri progetti in due paesi
dell'Africa Occidentale: Togo e Burkina Faso; non si esclude in un
prossimo futuro la possibilità di lavorare anche in altri
luoghi e continenti.
Reciprocità
e autorganizzazione: la solidarietà non basta
Sono
molte le associazioni umanitarie che aiutano popolazioni in
difficoltà. La loro opera è certamente apprezzabile
ma ha un grosso limite: si basa su un atteggiamento frutto di una
visione umanitaristica e paternalista dei problemi dei paesi
poveri. Si tratta di un modo di agire che mantiene nella
passività coloro che ricevono aiuto, inducendoli a non
modificare la propria situazione, restando sempre in attesa di
qualcuno che risolva il loro problema. Infatti abituare a ricevere
non è altro che un invito ad adagiarsi sulle proprie
disgrazie nell'attesa del "buono" di turno che provveda.
Agire in questa maniera non porta a nessun cambiamento futuro. Con
le campagne di appoggio umano, quindi, sosteniamo il principio
della reciprocità nell'azione: chi riceve a sua volta dà
ad altri. Agire con reciprocità comporta l'organizzazione
della base sociale: le persone si inseriscono in un progetto
globale e si impegnano a dare ad altri quello che ricevono. In
questo modo l'azione si moltiplica in modo esponenziale. Il
vero aiuto, la vera solidarietà è far sì che
i popoli ritrovino la fiducia in se stessi, si risollevino, si
organizzino autonomamente, promuovendo progetti realmente utili al
miglioramento delle loro condizioni di vita e non agli interessi
dei capitali internazionali o di poche persone locali. Le
campagne di appoggio umano vengono portate avanti nei villaggi e
nei quartieri dei paesi in cui siamo presenti, con l'obiettivo
renderli autonomi almeno per quanto riguarda i diritti
fondamentali: sanità, istruzione, alimentazione, qualità
della vita. I progetti sono sviluppati e portati avanti dagli
abitanti del villaggio stesso attraverso la formazione di
commissioni di lavoro. Le campagne di appoggio umano non si
esauriscono con l'apertura di un ambulatorio o con la semplice
costruzione di una scuola, ma si sviluppano nella creazione di
vere e proprie comunità umaniste, autonome e
auto-organizzate.
Progetti
Sanitari: -
Creazione di ambulatori di primo soccorso in ogni villaggio, con
la presenza almeno settimanale di personale specializzato; -
Creazione di una farmacia del villaggio gestita dalla gente del
luogo; - Creazione di strutture ospedaliere.
Progetti
di alfabetizzazione: -
Realizzazione, in ogni villaggio, di corsi di alfabetizzazione per
bambini e adulti; - Realizzazione di corsi di formazione
tecnica utili alle necessità del luogo; - Creazione di
strutture scolastiche.
Progetti
di autosostentamento: -
Progetti agricoli e di allevamento; - Realizzazione di pozzi,
fognature, ecc.. - Progetti tesi al miglioramento tecnico e
qualitativo delle strutture abitative; - Progetti di
fabbricazione del sapone, burro di karitè, citronella,
sumbalà, ecc... - Progetti informatici.
Adozione
a distanza: Con
un contributo mensile di 20 € dai la possibilità ad un
bambino di costruirsi un futuro e con lui dai la possibilità
al suo villaggio di crescere.
MARCIA MONDIALE per la
PACE e la NONVIOLENZA
Reciprocità
aderisce
alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
Questa marcia,
unica nel suo genere, partirà
dalla Nuova Zelanda il 2 ottobre 2009,
anniversario della nascita di Gandhi e "Giornata
Internazionale della NonViolenza",
e
arriverà il 2 gennaio 2010 in Argentina,
a Punta de Vacas, nella Cordigliera delle Ande. Durante
i suoi 90 giorni la Marcia passerà per più di 90
Paesi e 100 città nei 5 continenti, coprendo una distanza
di 160.000 Km, passando da tutti i climi
dal caldo torrido del deserto all'inverno siberiano.
L'Associazione
Reciprocità onlus, che nasce dal Movimento Umanista e da
esso prende origine e ispirazione, lavora per contribuire al
cambiamento sociale nella sua totalità, come definisce il
manifesto dell’associazione: “La nostra forza è
l’azione volontaria delle persone che aderiscono alla
sensibilità umanista e decidono di metterla in pratica. Per
noi infatti, il volontariato, è organizzare le persone per
combattere le ingiustizie di ogni giorno, mostrare come si possono
ottenere i propri diritti, schiacciati da un sistema miope,
studiare strategie nuove per affrontare situazioni apparentemente
senza via d'uscita, stimolare l'iniziativa personale come sfida
all'inerzia del quotidiano, aiutare a comprendere che a volte un
problema ritenuto personale non è altro che un problema
sociale, accompagnare le persone verso gli altri senza credere
all'individualismo schizofrenico di quest’epoca, lottare con
la testa e il cuore contro l'apparente destino per poter
finalmente affermare la qualità distintiva dell'essere
umano: la sua intenzionalità. Tutto questo, unitamente ad
una poderosa azione di studio, diffusione e sensibilizzazione su
tematiche umaniste intende essere il contributo che questa
associazione dà allo sviluppo dell’umanesimo nel
mondo e in ultima istanza alla creazione di una nazione umana
universale” (Tratto dal Manifesto dell’Associazione
Umanista Reciprocità)
Pertanto in
questo momento particolare, riconosciamo come esigenza, non
occuparci solo della nostra specializzazione (CAU) ma di dare il
nostro contributo su tematiche di ordine superiore che potrebbero
condizionare in futuro la nostra azione e ben altro. Sentiamo
pertanto l’esigenza morale di contribuire alla priorità
del momento, concordando pienamente con le seguenti parole di
Silo: “Il mondo si è complicato, non è
colpa nostra. Ma sarebbe colpa nostra non tentare di fermare il
seme della violenza. Oggi più che mai è necessario
che l’umanesimo si trasformi in un riferimento per vasti
settori della popolazione mondiale. Non c’è governo
né organizzazione di nessun tipo che possa portare avanti
azioni su scala mondiale. Solo noi abbiamo la possibilità
di farlo e siamo nelle condizioni di farlo bene.”